Il virus nella coppia

L’isolamento e la mancanza di spostamenti dovuti alla pandemia del Coronavirus ha cambiato il nostro modo di relazionarci con l’altro. Il Coronavirus si comporta come un figlio. Un terzo – virus o figlio che sia – arriva nella coppia e porta con sé il fardello dei limiti. Certo si presume che un figlio porti anche gioia, ma è pur sempre un terzo che scardina una prassi relazionale fondata sul due. Si tratta in entrambi i casi di una limitazione alla personale libertà di movimento e di dispiegare la nostra esistenza come più ci aggrada e crediamo. In entrambi i casi accade quando alla complessità dello stare insieme si aggiunge un altro fardello: le coppie che hanno stoffa reggono, altrimenti il nuovo limite rompe l’equilibrio e la relazione salta. Questo per ciò che riguarda la coppia. Inoltre, ma qui siamo nel socio-antropologico, il virus sta dando una spinta verso la digitalizzazione dei rapporti lavorativi, sociali e anche affettivi, con il buono e il cattivo che si declinerà nel tempo. Come accade in tutte le cose umane, poiché il paradiso e l’inferno sono altrove e a noi non resta che vivere il purgatorio del nostro tempo.

CR