A che cosa serve l’esperienza psicoterapeutica?

Ogni giorno vengo consultato da persone che stanno male… sono in crisi… sono attanagliate dall’angoscia… non sanno decidere. Le più volte queste persone sembrano sapere a priori quale sia il trattamento adatto a loro: la psicoterapia. Come se quest’ultima fosse la cura “di e con parole” che permette di guarire il sintomo che piaga e piega la loro esistenza. Insomma parole che avrebbero, come i farmaci, il potere di spegnere la sofferenza.

Ecco, non bisogna colludere con questa concezione, diciamo medica, della psicoterapia. La psicoterapia è altro. La posta in gioco in un’esperienza psicoterapeutica non è il silenziamento del sintomo o, se vogliamo essere più arditi, non è la ricerca ermeneutica del senso delle cose. Si tratta piuttosto di aiutare la persona a tollerare il lutto e la solitudine – quindi bonificare l’angoscia di morte – e dargli modo di rischiare la costruzione di legami fecondi – solo se conosco la solitudine e la perdita posso dare valore all’Altro – che sono condizione ineludibile per accedere a una dimensione generativa dell’esistenza.

Ecco perché la psicoterapia non è una cura ma un’esperienza. Ecco il dovere etico di aiutare la persona a capire la portata di ciò che chiede piuttosto che colludere con la sua domanda onnipotente.

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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