L’amore si fonda sul dialogo?

Chi ama fa i conti con una inemendabile frustrazione: non può mai coincidere con il sentire dell’altro. L’altro, l’amato, è inassimilabile a lui.

A dispetto dell’aspirazione fusionale dell’amante, quando questi può dire “lei è mia!”, immediatamente dopo egli transita all’angoscioso: “lei mi ama?”. Questo accade perché non si può mai sentire quello che l’altro sente, non si può mai coincidere davvero con lui.

Certo possiamo dialogare, ma quanto di lui rimane estraneo al filo delle parole che anima l’incontro? Troppo. L’altro, a dispetto di tutto il moderno gran discorrere sull’empatia, rimane ineluttabilmente altro da noi, e non è certo il dialogo che può ridurre la dolorosa beanza dei pensieri e dei sentire degli amanti.

Ma proprio in questo iatus abita, probabilmente, l’energia dell’amore. Voglio dire che, forse, l’amore si corrobora proprio nella diversità, nella inemendabile e misteriosa differenza, in un dialogo che, alla fine, pur avvicinando, sancisce l’ontologica distanza tra i due amanti.

Se ti amo, allora, è proprio perché c’è qualcosa in te che è inafferrabile, che è impossibile da raggiungere, perché c’è un segreto che per me rimarrà tale, ma non di meno mi aspira verso te. Insomma, anche di questo è fatto l’amore, di un enigma su cui nulla può la zoppia del dialogo umano che, per empatico che sia, non può forzare il mistero dell’individualità. 

CR

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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