Autismo, ADHD e vitamine: nuove evidenze scientifiche
Negli ultimi anni si è assistito a un crescente interesse verso il ruolo dei fattori metabolici e nutrizionali nei disturbi del neurosviluppo. Una recente meta-analisi pubblicata su Neuropsychiatric Disease and Treatment (2025) suggerisce che alcune vitamine potrebbero rappresentare un utile supporto ai trattamenti tradizionali nell’autismo e nell’ADHD.
Lo studio, che ha analizzato 22 ricerche per un totale di oltre 1.500 pazienti, evidenzia un dato interessante: le vitamine del gruppo B sembrano mostrare benefici più evidenti nei soggetti con disturbo dello spettro autistico (ASD), mentre la vitamina D appare maggiormente associata a miglioramenti nei sintomi dell’ADHD.
Autismo e vitamine del gruppo B
Nei pazienti con autismo, l’integrazione con vitamine del gruppo B è stata associata a una migliore regolazione emotiva e a una riduzione di alcuni comportamenti stereotipati. Questo dato appare coerente con il ruolo biologico delle vitamine B nel metabolismo cerebrale e nella sintesi di neurotrasmettitori fondamentali come serotonina, dopamina e GABA.
Tra gli aspetti più interessanti emersi negli ultimi anni vi è il cosiddetto Folate Receptor Alpha Autoantibody Syndrome (FRAA). In alcuni soggetti con autismo sono stati infatti identificati autoanticorpi diretti contro il recettore alfa dei folati, una proteina necessaria per il trasporto dell’acido folico attraverso la barriera ematoencefalica. In presenza di questi anticorpi, il cervello può ricevere una quantità insufficiente di folati nonostante valori ematici normali. Si tratta di una condizione biologicamente plausibile che potrebbe contribuire, almeno in un sottogruppo di pazienti, ad alcune difficoltà cognitive, linguistiche e comportamentali. In questi casi è stato proposto l’impiego dell’acido folinico, una forma attiva dei folati che sembra in grado di aggirare almeno in parte il deficit di trasporto. Alcuni studi hanno documentato miglioramenti soprattutto nelle competenze linguistiche, nella comunicazione e nell’interazione sociale. Pur richiedendo ulteriori conferme, questo rappresenta uno dei pochi ambiti in cui un intervento vitaminico nell’autismo dispone oggi di un razionale neurobiologico relativamente solido.
ADHD e vitamina D
Se nell’autismo l’attenzione si concentra prevalentemente sulle vitamine del gruppo B e sul metabolismo dei folati, nell’ADHD il dato più interessante riguarda la vitamina D. Tradizionalmente associata alla salute ossea, la vitamina D svolge in realtà importanti funzioni anche a livello cerebrale. I suoi recettori sono presenti in numerose aree coinvolte nell’attenzione, nelle funzioni esecutive, nella regolazione emotiva e nei circuiti dopaminergici. Diversi studi hanno osservato che bambini e adolescenti con ADHD presentano frequentemente livelli di vitamina D inferiori rispetto alla popolazione generale. Sebbene non sia ancora possibile affermare che il deficit di vitamina D sia una causa dell’ADHD, appare plausibile che esso possa contribuire ad amplificare alcune difficoltà cognitive e comportamentali.
Nella meta-analisi recentemente pubblicata, l’integrazione con vitamina D è risultata associata a:
- miglioramento della capacità di concentrazione;
- riduzione di alcuni comportamenti disfunzionali;
- migliore regolazione comportamentale;
- lieve attenuazione dell’impulsività.
È interessante osservare come tali effetti sembrino riguardare soprattutto la sfera dell’autoregolazione e delle funzioni esecutive, aspetti che rappresentano il nucleo psicopatologico del disturbo.
Naturalmente la vitamina D non sostituisce i trattamenti farmacologici, psicoeducativi o psicoterapeutici, ma potrebbe rappresentare un intervento complementare nei soggetti che presentano una documentata carenza.
Verso una psichiatria di precisione
È importante sottolineare che le vitamine non curano né l’autismo né l’ADHD. Tuttavia, le evidenze emergenti suggeriscono che alcuni sottogruppi di pazienti possano beneficiare di interventi mirati, basati non su approcci generici ma sulla comprensione delle specifiche caratteristiche biologiche individuali. La direzione della ricerca sembra infatti sempre più orientata verso una neuropsichiatria di precisione, nella quale valutazioni metaboliche, immunologiche e genetiche contribuiranno a identificare quei pazienti che potrebbero trarre beneficio da strategie terapeutiche personalizzate, integrando gli approcci educativi, psicologici e farmacologici già consolidati.
CR
Fonti
- Shen Y. et al., Neuropsychiatric Disease and Treatment, 2025.
- Frye R.E. et al., studi sul deficit cerebrale di folati e sugli autoanticorpi anti-recettore alfa dei folati.
- Shen Y. et al., Neuropsychiatric Disease and Treatment, 2025.
- Frye R.E. et al., studi sul deficit cerebrale di folati e sugli autoanticorpi anti-recettore alfa dei folati.
- Rossignol D.A., Frye R.E., letteratura sull’acido folinico nei disturbi dello spettro autistico.
- Letteratura internazionale sull’integrazione di vitamina D nei disturbi del neurosviluppo.
