Quando l’ansia parla di una perdita non elaborata
L’ansia, a volte, parla al posto del dolore.
È la voce di una separazione non ancora accolta, che chiede ascolto per poter essere finalmente elaborata.
Non sempre l’ansia nasce dalla paura di ciò che potrebbe accadere. Talvolta è la traccia di qualcosa che è già accaduto, ma che la mente non riesce ancora a riconoscere e a trasformare in pensiero. L’ansia può essere il modo con cui il soggetto si difende dal dolore della perdita, evitando di attraversarla. Invece di sentire il vuoto, il lutto o la mancanza, il corpo e la psiche reagiscono con una tensione anticipatoria, un movimento verso il futuro che serve a non sostare nel passato.
Dietro molte forme d’ansia c’è quindi un rifiuto (inconsapevole) di elaborare una separazione, un distacco, una fine. Ciò che non è stato simbolizzato ritorna nel corpo, che diventa il luogo del disagio. Riconoscere questo legame significa restituire all’ansia il suo senso: non un nemico da zittire, ma una voce che chiede ascolto. Solo quando si accetta di attraversare la perdita, l’ansia può cessare di essere una difesa e tornare ad essere una risorsa vitale, segnale di un movimento psichico che vuole riprendere a vivere.
CR
