«Perché no?» «No, perché…»

Afflitta, una quarantenne mi consulta. Ha trovato, dice, l’amore. Ma è un qualcosa che frustra la sua stessa idea di amore. Lui, un cinquantenne piacente e trasgressivo, dal passato sentimentale complesso, la risucchia in una dimensione relazionale che disarticola il suo modo di intendere le cose della vita e le instilla anche un’interessante dose di trasgressione sessuale. Questa storia ha per la donna un indubbio merito: l’aiuta a fare esperienza di modi di sentire e vivere distanti dal suo stile relazionale, troppo rigidamente orientato dall’impegno, dal sacrificio, dalla coerenza e dal rispetto. Lui, complice l’amore di lei, ha incrinato questo stile relazionale. C’è altro quindi, inizia a pensare lei, la strada della vita non è necessariamente dritta e tesa a un fine ma può essere anche piacevolmente curva, eccitante e imprevedibile. E anche il sesso con lui è altro dal lineare svolgersi della funzione che dall’eccitamento giunge a un onesto orgasmo. Ora è diverso, l’atto si impregna di fantasie trasgressive divenendo passione sessuale pura. Un nuovo mondo si è dischiuso. L’arrivo del «principe» ha incrinato il suo sistema difensivo e tra le sue crepe ha iniziato a filtrare creatività e un po’ di trasgressione, potenti concimi dell’orizzonte “nuovo” a cui aspira la sua esistenza.

Eppure lei è sofferente. Vuole circoscrivere quell’amore, quell’uomo. Piegarlo al suo modello tradizionale, romantico. In fondo, dice, vorrei solo che passasse più tempo con me e che… non mi tradisse con altre. Sì, perché a lui accade di accoppiarsi con donne di una notte. E, con una folgorante sincerità figlia di uno stucchevole egoismo, le ha detto che per lui la fedeltà dei corpi non è un valore, che ha eletto lei a «porto sicuro» ma si riserva di declinare la loro storia sotto le insegne del «perché no?». Perché rinunciare a un rapporto sessuale con una sconosciuta se mi è gradito? Perché venirti a trovare se ho voglia di passare il pomeriggio a guardare una serie TV? Insomma il messaggio è: tu sei importante, ma per continuare a esserlo non puoi diventare un «limite». Sei la donna dell’intimità, ma non dell’impegno. È un duro colpo per lei che vive sotto le insegne del «no, perché…», ovvero rinuncio a qualcosa che per me vale in funzione di un bene superiore, sia esso un obiettivo professionale o a maggior ragione un amore. 

Ecco dunque uno scenario, oggi non così raro, dove i sempre più disorientati alfieri del «no, perché…» combattono frustranti battaglie di retroguardia con i convinti assertori del «perché no?».

Ora mi chiedo se posizioni così diverse e distanti possano confluire in una qualche sintesi d’amore. Difficile, perché l’amore non può che vivere nell’orizzonte del «per sempre» e puntellarsi sull’impegno. Ciò significa che il «no, perché…» dialoga con il «per sempre» ed è innervato dall’impegno. Infatti nell’amore il «no, perché…» è quotidiana rinuncia alle lusinghe del mondo, in quanto «tu, proprio tu» sei diventato il centro del mio mondo. Per te la mia rinuncia ha senso. Invece, per l’alfiere del «perché no?» il suo «amore», per quanto sinceramente voluto e dichiarato importante, è a ben vedere periferia, è necessariamente sempre sacrificabile sull’altare del «perché no?». Il suo motto è «tu sei importante per me, ma io sono prima di te». E su questa affermazione penso affondi la scommessa ardita dell’amore che aspira a collocare il «per sempre» nel tempo finito dell’esistenza. Si tratta di linguaggi distanti. Certo, i nostri due eroi potranno trovare forme di coesistenza, comunque sempre dolorose per la vittima del «perché no?», ma è improbabile che si avvicinino a quella particolarissima esperienza umana che ha accettato la sfida del due ed è diventata qualcosa di speciale che, a buona ragione, potremmo chiamare amore.   

CR