Sulla pulsione di morte

Mia cara,

trova ciò che ami e lascia che ti uccida.

Lascia che ti prosciughi.

Lascia che si aggrappi alla tua schiena e che ti pesi trascinandoti nell’insignificanza.

Lascia che ti uccida e che divori i tuoi resti.

Molte cose ti potrebbero uccidere, alcune lentamente altre velocemente, ma é molto meglio essere uccisi da un amore.”

Charles Bukowski

 

Questo passo dello scrittore americano Charles Bukowski aiuta a comprendere il controverso concetto freudiano di “pulsione di morte”. Facendola molto breve: Freud scopre che l’inconscio non è solo il luogo del desiderio rimosso, e l’analisi del sogno la via regia per comprendere come i nostri desideri cerchino di esprimersi tentando di aggirare la censura della coscienza.

L’inconscio è anche altro: un altro poco digeribile, un tratto obliquo che la ragione occidentale non vuole assimilare. Nell’inconscio umano opera, infatti, anche una pulsione al godimento che conduce al di là del bene. C’è una pulsione inconscia che mira al godimento, anche se questo contiene una minaccia mortifera.

In termini clinici è la non disponibilità a rinunciare al godimento che procura il sintomo. Infatti, in ogni forma di dipendenza ciò che procura piacere minaccia la sopravvivenza della vita. Ecco dove si incarna l’intuizione freudiana della pulsione di morte di cui Bukowski è sempre stato un alfiere di successo: “trova ciò  che ami e lascia che ti uccida”.

 

CR

 


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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