Sottovoce sul caso Vendola, la maternità surrogata e la generazione artificiale di esseri umani

Ho provato a trattenermi. Non è materia tua, ho pensato. Eppure a fronte delle insulsaggini che attraversano il dibattito sbotto, alla fine, ma sottovoce.
La notorietà del leader politico Vendola e della sua raggiunta genitorialità tramite «l’affitto di un utero» ha infiammato la dialettica e creato le fazioni. Chi si oppone inneggia al presunto egoismo di chi, a prescindere, genitore vuole diventare. L’altra fazione sfida la prima sul terreno della competenza genitoriale: chi può dimostrare che sia inferiore a quella delle coppie costituite da genitori biologici? Tempo perso e aria fritta.
Nel primo caso la tesi dell’egoismo è stucchevole: chi di noi non è egoista? Lo siamo tutti e tutti i giorni, e qualcuno avrà ben diritto d’esserlo nella particolare veste di genitore a ogni costo. Non lo condivido, ma non lo critico.
Nel secondo caso, e ancora peggio, è del tutto evidente che è meglio avere buoni genitori, a prescindere dal loro genere, piuttosto che genitori assenti, violenti, abusanti o incostanti nella loro impegno educativo. Ma questa è un’ovvietà che sdogana la pratica dell’utero in affitto solo agli occhi degli ingenui. Insomma, tutti si arroccano nelle loro sterili ragioni e il dibattito stagna e tracima nella volgarità del banale. Ora, quando la contrapposizione si irrigidisce vuol dire che stiamo sbagliando mira, che il punto è un altro e che rischiamo di non vederlo o ci fa più comodo eluderlo. Il vero punto, infatti, è che i due novelli papà (il sig. Vendola e il suo compagno) sono divenuti parte di un atto creativo della volontà soggettiva, un atto sottomesso a regole definite dall’uomo e con la discutibile partecipazione di una donna che ha affittato il suo utero. Ciò significa, caso mai non ce ne fossimo ancora accorti, che siamo entrati in un tempo in cui la tecnologia e il liberismo demagogico e imprudente permette di desiderare figli entro i soli limiti della loro riproducibilità tecnica, piuttosto che attenderli quale conseguenza dell’amore riproduttivo dell’altro.
Non è una differenza da poco, perché ogni nuova modalità riproduttiva che si discosta dalla tradizionale filiazione quale elemento proprio dell’umano ci avvicina – e non tanto metaforicamente –all’atto creativo di Dio che non figliò Adamo ed Eva, ma li creò. La generazione artificiale di esseri umani, e nel caso specifico pure l’annullamento della differenza parentale, è il più radicale sradica-mento dei codici dell’umano come li abbiamo conosciuti per millenni. E, allora, dove ci condurrà la strada che ci rende sempre più simili a Dio? Il punto è che nessuno lo sa. Questo è il punto. La smettessimo di parlare di egoismo e di competenze emotive alla crescita. E solo fumo negli occhi e noia.

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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