Rocco Siffredi su “M” di Le Mond. Perché è ragiovole scandalizzarsi

I corpi degli uomini non sono come quelli delle donne, perché ci si ostina a volerli equiparare? La psicologia degli esseri umani non prevede quote rosa o, in questo caso, azzurre. La valenza simbolica dei genitali maschili e femminili è profondamente diversa: il fallo rappresenta il potere procreativo aggressivo, il potere in senso lato, la forza, e, nel medioevo, assurge pure a strumento del demonio. Al contrario la valenza simbolica della vagina è meno pregna di contenuti aggressivi e rimanda più alla generatività. L’idea della vagina come origine simbolica dell’universo si esprime anche nel linguaggio. Il termine sanscrito per indicare i genitali femminili è yoni, parola che significa “grembo”, “origine” e “sorgente”. Certo anche la vagina non ha attraversato indenne il medioevo cristiano se uno dei teologi più influenti, Sant’Agostino, espresse in modo chiaro la sua concezione della vagina con il suo infamante commento secondo il quale tutti nasciamo “inter faeces et urinam”, “tra feci e urina”; ma non di meno per noi moderni la vagina conserva essenzialmente la portata simbolica della creazione. Ecco perché un fallo o, nel caso in oggetto, il pene del sig. Siffredi, non può semplicemente essere accettato/apprezzato come accade per un vagina incastonata in un bel corpo di donna. Al contrario, l’esibizione di Siffredi suscita perplessità e ci fa sentire che c’è qualcosa che non va in quella scelta redazionale. Infatti, quel pene, oltre ad avere una valenza simbolica diversa da quella della vagina, è entrato nelle case dei francesi con la stessa qualità intrusiva del fallo di un esibizionista che con una forzatura vorrebbe denunciare il desiderio della vittima da cui di fatto è escluso. È così è avvenuto: i francesi sono stati vittima di un gesto a valenza perversa attuato dalla sig.ra Marie-Pierre Lannelongue, direttrice di “M”, che si è fatta “fallo” e ha deciso di entrare esibizionisticamente nelle case dei francesi. E poco convincono le frustre spiegazioni addotte dalla redazione per le quali il servizio sul “gioiello” di Siffredi servirebbe a riflettere sul tema della pornografia quale elemento acquisito della cultura popolare. Suppongo quindi che la redazione di “M” ritenga che dal paleolitico superiore a oggi le rappresentazioni falliche, raffinate o volgari che siano, non siano il prodotto delle menti umani e quindi espressione della cultura. E che dire poi della balzana aspirazione di “M” a essere capofila nell’utilizzo del corpo maschile alla stregua di quello femminile? Tale aspirazione denuncia quanto le teste pensanti di quella illuminata redazione non siano che vittime di polverosi miti veterofemministi che rincorrono una parità basata sull’azzeramento delle differenze, anche quelle evidenti dei corpi. Sullo sfondo sempre la giusta lotta contro il maschilismo che, è vero, si sradica solo attraverso la cultura dell’uguaglianza, ma non possiamo neppure appiattire il reale delle diversità, comprese quelle di genere, sull’altare dei pari diritti. I diritti e la diversità vanno entrambi difesi, questa è la vera sfida culturale. Questo ci racconta in filigrana lo sdegno e la ribellione dei lettori francesi, e io sono con loro.

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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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