Qualcosa sulla vera perversione

Di recente, presso la Casa della Psicologia di Milano, ho tenuto una conferenza sulla perversione. Come sempre, la difficoltà sta nello srotolare la matassa delle diverse e cangianti forme della sessualità trasgressiva per stanare la “vera perversione”. Il confine tra sessualità trasgressiva, magari problematica, ma non francamente perversa, e la vera sessualità perversa è la sfida clinica e la preoccupazione, se non di molti, di alcuni che si domandano di che natura sia ciò che li eccita.

Purtroppo, anche tra i professionisti, prevale l’idea, ma sarebbe meglio chiamarlo pregiudizio, che sia il tipo di comportamento a consentire di individuare la vera perversione. Una scellerata concezione che ha come disarmante risvolto quello di considerare malato chi ha una fantasia trasgressiva più estrema della loro. Si tratta di un grave errore clinico, ma anche la pietra di inciampo della relazione dove il più malato sarebbe sempre quello più trasgressivo.

No, il fantasma sessuale non ci è troppo d’aiuto, meglio è, al fine di distinguere la patologia dalla normale perversione propria della “normale sessualità”, analizzare come si insinua la dimensione etica nello scenario erotico messo in cantiere dai due amanti. Voglio dire che non conta tanto quello che si fa e con chi o con che cosa, quanto piuttosto, se e come l’altro con cui lo fa conta per chi lo fa.

Insomma, se del partner sfruttiamo pervasivamente e continuamente la sua soggettività per il nostro godimento siamo in buona sostanza nella perversione vera. Se al contrario l’altro per noi è anche un fine oltre che uno strumento di piacere, siamo, con buona pace di tutti, nell’ambito della normale, o quasi, dimensione nevrotica della sessualità trasgressiva, che non è la vera perversione!

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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