Pokemon Go: il reale si diluisce nel virtuale

Parliamo delle piattaforme di intrattenimento di ultima generazione, parliamo di Pokemon Go.

Conosco i Pokemon attraverso le mie figlie: Bulbasaur, Squirtle, Charmander e Pikachu abitavano praticamente a casa mia ed era il 1998.

E, se pur i personaggi di oggi sono quelli di allora, il fatto che per la loro cattura virtuale sia necessario muoversi nello spazio fisico reale rende il gioco gravido di conseguenze pratiche rischiose – si vedano i recenti incidenti a carico dei giocatori – ma soprattutto lo pone su una soglia ambigua che ci proietta nella assai poco leggibile dimensione di una realtà che si incarna nel virtuale.

Fino a oggi abbiamo fatto i conti con un virtuale che correva parallelo al reale, il problema poteva al più essere che il virtuale diventasse un rifugio, ma proprio perché tale, ben distinto dal reale. In Pokemon Go il confine che divide ciò che è reale da ciò che è immaginario/virtuale perde spessore, le due realtà – il reale e il virtuale – si diluiscono una nell’altra. E possiamo immaginare un futuro in cui questa distinzione sia sempre meno leggibile. Siamo su una soglia di uno spazio in cui l’allucinazione non sarà più necessariamente circoscritta nel recinto della psicopatologia o del virtuale, ma aspirerà essa stessa alla costruzione di un nuovo modo di intendere il reale, per il quale avremo bisogno pure di nuove parole. È un lampo di futuro, ed un gioco a condurci su questa soglia mentre lo strazio delle carni delle stragi terroristiche ci precipita nel noto e reale abisso del dolore.

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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