Perché alcune persone mettono in atto le proprie fantasie sessuali mentre altre le tengono per se stesse?

Più spesso accade, soprattutto in questo tempo che aborre i limiti, di divertirci con le nostre fantasie sessuali senza, tuttavia, capirle. Il giudizio morale punitivo che in passato confliggeva con l’espressione del nostro desiderio ha perso, oggi, molta parte della sua pregressa potenza.

Nel volume ”Perversi e Felici” (Golem Editore) ho descritto le fantasie sessuali come una “soluzione creativa” che, a partire dai conflitti e dalle paure che hanno punteggiato le nostre vite emotive, distilla scenari e immagini eccitanti che permettono di definire la giusta distanza emotiva per godere del corpo e della vicinanza del partner. Detto in altro modo, le fantasie sessuali sono create inconsapevolmente per padroneggiare, temporaneamente, disagi emotivi non sessuali, attivati dalla vicinanza corporea, quali colpa, paura, vergogna e senso di impotenza.

In quel volume non ho però spiegato perché alcuni di noi le fantasie sessuali le mettono in atto mentre altri si baloccano con esse, magari le condividono con il partner, ma non le agiscono. Non ne ho scritto forse perché nessuno lo sa per certo. Come si dice, il non noto è un terreno infido da esplorare. Qui provo, però, ad articolare un timido ragionamento in merito.

A ben vedere, coloro che mettono in atto le proprie fantasie provengono spesso da famiglie caratterizzate dalla tendenza ad agire. Se da piccoli siamo cronicamente esposti a manifestazioni di impulsività come esplosioni di rabbia, abusi fisici, sessuali diretti o indiretti – come per esempio l’esposizione a manifestazioni pubbliche e intrusive della sessualità dei nostri genitori -, allora questi pattern di impulsività sessuale palese potranno essere incorporati all’interno delle nostre pratiche sessuali adulte. Come dire, insomma, che l’agire produce l’agire.

Un altro fattore che potrebbe contribuire al bisogno di mettere in atto le fantasie sessuali ha a che fare con il potere delle credenze patogene che si acuiscono nell’incontro sessuale. Mi spiego: se, come ho detto, la fantasia sessuale è funzionale a contrastare credenze ed emozioni per le quali l’eccitazione sessuale è percepita – inconsciamente – come pericolosa, ne consegue che se queste – credenze ed emozioni – sono abbastanza forti si avrà la necessità di ricorrere a misure più estreme per arginarle. La sola fantasia potrebbe non essere sufficiente a svolgere questa funzione, le emozioni negative suscitate dalla vicinanza sessuale potrebbero essere troppo acute con l’effetto di spegnere il desiderio sessuale. In un tale contesto emotivo inconscio potremmo decidere che solamente agendo la fantasia, solo traducendo un’immagine in qualcosa di reale con conseguenze reali, è possibile ottenere la sicurezza necessaria per superare gli effetti paralizzanti dei nostri irrisolti emotivi esacerbati dalla vicinanza dei corpi.

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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