Lo stereotipo culturale della pornografia come bene di consumo maschile

 

Oggi, negli Stati Uniti, per ogni tre adulti che guardano un porno, uno è una donna. La pornografia femminile è oramai una realtà consolidata.

In Olanda un canale tivù trasmette film a luci rosse pensati per le donne. Nel 2009, in Svezia, lo Stato ha finanziato la produzione di pellicole hard dirette da 13 registe e raccolte in una collana dal titolo inequivocabile Dirty Diaries. In Canada, invece, da circa un decennio esiste un festival dedicato al porno femminile, il Feminist Porn Award. In Italia, la tendenza è meno avviata, ma esistono comunque delle esperienze significative. È il caso del collettivo Le Ragazze del Porno.

Il tratto distintivo di questo genere si allontana dai tradizionali canovacci della pornografia maschile: donne sottomesse, ostentazioni dei genitali e ripetitività delle scene. Al contrario, i film girati da donne si differenziano per una minore meccanicità in favore di un maggior coinvolgimento emotivo. Ma nulla è lasciato all’immaginazione, la tradizionale pornografia femminile, il romanzo rosa per intenderci, è stato affossato dal successo letterario di massa di Cinquanta sfumature di grigio che ha, di fatto, legittimato la sessualità trasgressiva delle donne, lo ha fatto diventare discorso. 

Questo mi spinge a pensare che il mondo della filmografia pornografica sia meno sessista del suo più dignitoso cugino, che si autocelebra annualmente nella notte degli Oscar. Questa mia idea è corroborata dal fatto che nel 2016 agli AVN (Adult Video News), che sono i più importanti premi dell’industria pornografica americana, considerati “gli Oscar del porno”, cinque sono state le donne tra i quindici candidati al premio come miglior regista. Al contrario, le donne nominate nella stessa categoria per gli Oscar di quell’anno erano zero.

Inoltre, i dati diffusi da Pornhub, il principale sito di porno in streaming, riporta che nel 2015 il 24% degli utenti sono state donne. Insomma, il porno non è più una prerogativa maschile. Le donne consumano porno, ma le donne ora producono anche il loro porno che si declina nei modi più confacenti alla loro sensibilità: un sesso più attento a cogliere gli aspetti emozionali delle comunque necessariamente esibite congiunzioni carnali (altrimenti non sarebbe porno). 

La questione non è se un punto di vista femminile serva, ma piuttosto il fatto che il processo di liberazione sessuale delle donne, iniziato con il diritto di poter scegliere il proprio partner, passato attraverso il diritto all’orgasmo, è approdato al diritto di godere dei pezzi – dell’uomo – ovvero al diritto alla trasgressione. Oggi l’appeal maschile non dimora solo più nel potere o nel successo, ma anche nei corpi glabri, nei glutei muscolosi, nella giovinezza – fenomeno delle cougar – nella fisicità senza se e ma, che erano tradizionali campo d’eccitamento maschile.

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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