La vergogna è l’emozione dell’invecchiamento

Oggi invecchiare è impossibile, ci è concessa la morte ma non l’invecchiamento.

La vergogna è, oggi, l’emozione dell’invecchiamento. Ha sostituito il misurato sentimento della nostalgia o del rimpianto. Questi stati d’animo sono lussi concessi solo a chi, piegato dalla malattia e dalle ferite dell’esistere è già, di fatto, fuori dal mondo. Ma chi inizia a invecchiare deve fare i conti con la vergogna: la vergogna di essere sopravvissuti alla giovinezza e, pur ancora, accampare desideri, speranze, aspettative e bisogni.

Clandestini nel paese della giovinezza, gli incipienti anziani d’oggi si aggirano alla ricerca di espedienti di cittadinanza. Chirurgia estetica, cura ossessiva del corpo, adozione di mode e modi giovanili illudono, ma non aiutano a ridurre davvero lo scarto che angoscia e genera vergogna. Anzi, rincorrere la parodia della giovinezza sradica le esistenze dal vero della loro storia rendendole fragili.

Oggi la giovinezza aborre chi incarna il suo futuro. Meglio, quindi, riappropriarsi della dignitosa dimensione longitudinale dell’esistenza: c’è un passato che significa un presente, il quale aspira ancora a un futuro. Preferire questo piuttosto che mendicare un pass di accesso all’illusione della giovinezza che ci relega in un limbo sordo alla dimensione drammatica dell’esistenza – essa ha un inizio e una ineluttabile fine – e che è il solo sale che la rende autentica.

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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