La Dolce vita: ovvero la sincronia della dialettica amorosa

Chi ha ragione? Emma o Marcello? È Narciso (Marcello) che deve consegnarsi a Eco (Emma)? Oppure è Eco che deve tollerare l’autorispecchiamento di Marcello in una infinita teoria di altre donne? Ecco il dilemma nello scontro psicologico/culturale da sempre teso tra i generi. L’amore di Emma è la prigione di Marcello: «io sono un disgraziato a stare con te». E lui è l’ossessione di lei: «come è possibile non amare chi ti ama più della tua vita?».

Chi ha ragione? Quale dei due deve conformarsi alla prospettiva dell’altro?

Nessuno. La verità è un’altra e ce la suggerisce il ritorno di Marcello che, all’alba, ritrova Emma lì. Lì sulla strada dove sul finire della notte l’aveva lasciata, suggerendole pure di «farsi caricare da un camionista», insomma di diventare di un altro. E invece no, Emma è ancora lì, e con un mazzetto di fiori di campo a indicare che proprio la distanza della notte ha acceso il riavvicinamento dell’alba.

L’amore sta proprio in questo folle paradosso: ricerca e allontanamento. L’amore è teso in questa dialettica necessaria ma, attenzione, non per forza infelice. Marcello ed Emma sono infelici, pur amandosi, perché quando uno ricerca l’altro questi fugge. È una dialettica diacronica, frustrante, che abita l’amore ma lo usura. È necessario sincronizzare i movimenti dialettici di avvicinamento e allontanamento: la sfida della coppia consiste nel realizzare una dialettica sincronica perché solo ciò garantisce una certa felicità all’interno dell’ineludibile mantice del gioco amoroso.

CR

Qui il video tratto dal film La Dolce vita di Federico Fellini


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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