Ipocondria e malattie cardiovascolari: andare dallo psichiatra per non finire dal cardiologo

La paura ingiustificata di ammalarsi, che può configurarsi nella sua espressività più grave nei segni e sintomi del disturbo ipocondriaco, si correla a un maggior rischio di sviluppare una cardiopatia. È ciò che suggerisce una recente ricerca pubblicata sul British Medical Journal nel 2016 nella quale si sottolinea che una condizione di ansia persistente, in particolare quella che si associa alla preoccupazione e al convincimento di essere malati, rappresenta un fattore di rischio cardiovascolare. Insomma, la paura di ammalarci o di essere malati ci fa davvero ammalare! Le persone affette da ipocondria – che temono senza reali motivazioni di essere malate – cercano con insistenza il parere dei medici, in genere sulla base di non ben precisati sintomi che tuttavia non hanno riscontro in una reale condizione di malattia fisica. A dispetto dell’inconsistenza della presunta condizione patologica, il quadro ipocondriaco/ansioso non deve essere sottovalutato o liquidato come privo di importanza ma, al contrario, deve essere opportunamente trattato. Infatti, la ricerca in questione suggerisce come la componente ansiosa dell’ipocondria sia, di fatto, un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbo cardiovascolari che non può essere ignorato. Insomma, andare dallo psichiatra per non finire dal cardiologo.

Per chi vuole sapere qualcosa di più sulla ricerca in questione.

I ricercatori hanno basato le conclusioni sopra esposte sull’analisi dei dati di oltre 7000 partecipanti a un trial norvegese (HUSK) frutto della collaborazione tra il National Health Screening Service, l’Università di Bergen e i servizi sanitari locali.

I partecipanti (nati tra il 1953 e il 1957) hanno compilato due questionari sulla loro salute, sullo stile di vita e sul livello di istruzione, e sono stati sottoposti a un check-up fisico (esami del sangue, misurazione di peso, altezza, e pressione arteriosa). I livelli di ansia e preoccupazione per il proprio stato di salute sono stati valutati utilizzando una scala validata (Whiteley Index), composta da 14 items con punteggi compresi tra 1 e 5. In seguito è stato monitorato il livello di “salute cardiaca”. I soggetti che all’inizio dello studio manifestavano ansia hanno avuto il 73% di probabilità in più di sviluppare malattie cardiache rispetto a coloro che non erano in questo stato d’animo; e più alto era il punteggio Whiteley Index, maggiore era il rischio di sviluppare malattie cardiache. Lo studio ha anche rivelato come, in questi soggetti, un costante monitoraggio e il periodico check-up per sintomi di malattie cardiache non riduce il rischio di eventi coronarici; anzi, al contrario, potrebbe mantenere l’organismo in uno stato di allerta permanente che, alla lunga, si traduce in malattia reale.

Line Iden Berge LI, et al. Health anxiety and risk of ischaemic heart disease: a prospective cohort study linking the Hordaland Health Study (HUSK) with the Cardiovascular Diseases in Norway (CVDNOR) project. BMJ Open 2016; 6:e012914; doi:10.1136/bmjopen-2016-012914.


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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