Il problema della tendenza suicidaria dei “non voluti”

Lo sappiamo tutti che esistono bambini che non sono stati voluti, e molti adulti in terapia raccontano di avere piena coscienza di esserci non perché desiderati ma semplicemente “venuti”. Fa la differenza rispetto a chi sa di essere stato pensato, desiderato e quindi vissuto nella mente della madre ancora prima di avere accesso alla vita?

Sì, in genere fa la differenza! Spesso in queste persone si riscontra una larvata o forte aspirazione al suicidio. E come se fossero restii a entrare nel gioco della vita, in quanto non accettano quello che sono. Chi si sente non desiderato fa fatica a inscriversi nel mondo, a sentirsi parte di esso, a partecipare alle sue dinamiche. Ma ciò non solo a motivo dell’iniziale rifiuto, perché nel rifiutarsi al mondo, nella loro aspirazione a uscirne, proprio in questo negarsi, affermano la loro presenza e il proprio esserci; più si ostinano a uscire dal mondo, più vi si integrano.

In questa ottica si può tentare di comprende il gesto del suicida che attraverso il proprio atto di apparente sottrazione, lascia un segno eterno. Insomma: “morire per essere”. Tutto ciò a suggerire la centralità di un’assunzione responsabile della genitorialità.

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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