Il primato cardio-depressivo delle donne

L’informazione è di indubbio interesse: perché utile a mettere le donne in guardia e poiché suscita due considerazioni, di cui la seconda pone il dito sul problema della scelta dei terapeuti e delle terapie.

La generazione delle donne oggi cinquantenni ha avuto, per la prima volta nella storia, accesso nel mondo del lavoro e a posizioni una volta occupate da soli maschi. Oltre alla sfera della responsabilità, purtroppo, pare abbia conquistato anche il primato nell’incidenza delle malattie cardiovascolari rispetto agli uomini, che ne erano da sempre i detentori. Ne consegue il primato anche nel campo dei disturbi depressivi, considerato l’ormai assodato legame tra disturbi dell’umore e malattie cardiovascolari. 

Occorre però fare un po’ di chiarezza se si vuole davvero effettuare trattamenti corretti e quindi efficaci: “depressione” infatti è un termine vago, è un lemma ombrello usato per indicare molte cose.

È importante, in quest’ottica, arrivare a distinguere se il disturbo ha un’origine di natura prevalentemente biologica, psico/relazionale o è, invece, un lutto non correttamente elaborato. È quindi necessario che l’indirizzo terapeutico non sia tanto suggerito dalla diagnosi (che come detto è un ombrello sotto cui riparano diversi malesseri) ma dall’ipotesi eziologica – la causa – del disturbo, in modo da impostare una terapia mirata.

Spesso questo non avviene, e in aggiunta accade che i pazienti tendono a optare, nella vasta proposta di terapeuti e terapie, quelle che più si conformano all’idea che loro stessi hanno della causa del disturbo, con il risultato che si sceglie la terapia desiderata e non quella corretta.

Qui l’articolo da cui nasce la riflessione

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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