Il feticismo sessuale maschile

 

Oggi vorrei affrontare il tema del feticismo. Non di quella  forma di religiosità primitiva che prevede l’adorazione di oggetti ritenuti dotati di poteri magici, chiamati appunto feticci, ma del feticismo sessuale. E in particolare di quello maschile. Mi riservo di affrontare la questione del feticismo femminile, che esiste, in un successivo intervento.

Il feticismo maschile si verifica quando l’eccitamento sessuale è vincolato alla presenza di feticci quali piedi e scarpe, guanti ecc. Annusare, leccare, baciare il feticcio consente, talora, di raggiungere all’orgasmo senz’altra stimolazione sessuale. In particolare, i feticisti dei piedi e delle scarpe sono anche molto attratti dalla sottomissione. Nell’ambito del footfetish rientrano pratiche diverse tra cui il tickling – ovvero solleticare i piedi del partner -, il footjob – la masturbazione attraverso i piedi -, sniffing e licking – odorare e leccare i piedi altrui, anche se sporchi. In genere più sono sporchi e maggiore è l’eccitazione provata.

Come è possibile che l’eccitamento sessuale si vincoli alla presenza di un unico oggetto, ovvero il feticcio? Si tratta di una questione complessa che cercherò di semplificare, di conseguenza questa mia riflessione non è da ritenersi completa e compiuta ma piuttosto introduttiva all’argomento.

Partiamo da Freud che nel suo testo del 1927 intitolato appunto Feticismo inaugura lo studio moderno di questa particolare devianza sessuale. La tesi del padre della psicoanalisi è che “il feticcio è un sostituto del pene, non di un pene qualsiasi, ma di un pene particolarissimo [] al quale si sarebbe dovuto rinunciare, mentre il feticcio è destinato a questo: a salvaguardarlo dall’estinzione.”

Cosa vuol dire questa frase un po’ enigmatica? Significa che il feticcio è il sostituto del fallo della donna – cioè della madre -, a cui il bambino ha creduto e a cui non vuole rinunciare. Insomma il bambino sostituisce il fallo della madre (cioè il fallo che non c’è) con un oggetto, ovvero il feticcio. 

Per quale motivo fare tutto ciò? Perché, secondo Freud, l’ammissione dell’evirazione della madre implicherebbe un pericolo per il bambino, una minaccia insopportabile alla sua esistenza. Come a dire: la percezione della castrazione materna rinvierebbe alla possibilità della propria castrazione. 

Ecco che allora la reazione del bambino consisterebbe nella elezione di un oggetto a feticcio, un oggetto che diventa capace di VELARE la mancanza materna e di cancellare il vuoto insopportabile della sua castrazione. 

E qui possiamo già ipotizzare perché piedi e scarpe sono preferibilmente gli oggetti eletti a feticcio. Si tratterebbe di una contingenza: la scarpa, il piede, la caviglia, il guanto, la treccia ecc. sarebbero l’ultima immagine di cui il bambino conserva il ricordo prima dell’incontro traumatico con l’orrore della mancanza materna.

Questo può accadere perché noi abbiamo la tendenza, a fronte di eventi traumatici, a far precipitare la complessità del contesto in cui ci troviamo in un’immagine, in una fantasia.

Il feticcio rappresenta l’esito di questa riduzione della complessità dell’articolazione del soggetto con la vicenda relazionale in cui si è  inseriti in un’immagine/fantasia desoggettivata, in fin dei conti enigmatica, che mantiene però tutta la sua carica, non rivelata, non assunta dal soggetto, di quello che ha fatto trauma, ovvero la percezione della castrazione materna.

Ecco perché Il feticismo maschile desidera il frammento, vuole i “pezzi” del corpo della donna o oggetti che sono a contatto con la sua persona, o in modo più elusivo la bellezza della donna. Il feticista ha necessità di proteggersi dall’angoscia della castrazione che avrebbe un’azione inibente sul suo eccitamento e ha bisogno di immaginare una donna da idoleggiare come essere perfetto e non mancante di nulla. 

Qui comprendiamo per quale motivo il feticista riveli una propensione masochistica alla sottomissione e all’adorazione di donne che, rivestite del feticcio, allontanano la percezione inibente, dal punto di vista sessuale, della donna come soggetto mancante, portatrice di un vuoto che racconta la storia del possibile rischio della castrazione, ma in modo più esteso dei limiti della vita costituiti dagli innumerevoli “questo non è possibile”. 

Meglio precipitare in una dimensione idolizzata – feticistica – che disconosce la dimensione reale dei limiti ed esalta in modo, come dire drogato, l’eccitamento sessuale.

Il feticcio, quindi, è soluzione e precipitato di un irrisolto problema con la castrazione in senso fisico e simbolico.  

CR


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.