GPR158: un tassello nuovo nel puzzle della depressione

L’esperienza clinica insegna che alcuni di noi, a fronte di forti e/o prolungati stress, sviluppano quadri sindromici clinicamente inquadrabili come “Episodi Depressivi”. Altri, al contrario, pur sottoposti ad analoghe criticità, le superano senza precipitare nell’abisso depressivo.

Non sappiamo con precisione il perché, ma un recente studio di Cesare Orlandi, ricercatore dello Scripps Research Institute in Florida – uno dei più grandi centri al mondo di ricerca, privati e non-profit, in discipline biomediche  – pubblicata su “eLife” – un open access journal che raccoglie studi nell’ambito delle scienze biomediche e che ha un impact factor nel 2016 di 7.725 – ha scoperto un possibile interruttore molecolare della depressione. La molecola in questione è denominata “GPR158” e si troverebbe in quantità eccessive nel cervello di chi è predisposto a sviluppare episodi depressivi.

Questa potrebbe essere una spiegazione del motivo per cui certi individui in condizioni di forte stress manifesterebbero il disturbo depressivo, mentre in altri, anche a fronte di eventi sfibranti, come un lutto o un divorzio, ciò non si osserva.

Nello specifico il ricercatore ha dimostrato che riducendo il livello di GPR158 nel cervello dei topi questi non sviluppano più quadri comportamentali di tipo depressivo. L’ipotesi, corroborata dai dati della ricerca, è quindi che il GPR158 potrebbe essere un fattore chiave nel regolare la resistenza individuale allo stress, e di conseguenza nella probabilità maggiore o minore di sviluppare un episodio depressivo. Il GPR158 sarebbe parte di un importante “ingranaggio di controllo” che serve per reagire positivamente a condizioni di stress, e che, in alcune persone, non funzionando correttamente genera l’episodio depressivo. 

Infatti, spiega il ricercatore, «nei nostri esperimenti abbiamo visto che se aumentiamo artificialmente la produzione di GPR158 nel cervello dei topi, questi sviluppano depressione. Al contrario, se ne eliminiamo la produzione, i topi diventano resistenti allo stress e non sviluppano sintomi depressivi». A conferma di quanto osservato nei topi, continua Orlandi, «abbiamo rilevato che nel cervello di pazienti depressi è presente una quantità eccessiva di GPR158. Questo porta a ipotizzare che alcune persone sviluppano depressione in risposta a condizioni di stress perché nel loro cervello manca un’appropriata regolazione dei livelli di questa molecola». 

Il GPR158 potrebbe, quindi, diventare un importante “target” farmacologico per il trattamento della depressione. Ad esempio possiamo immaginare di poter disporre per il futuro di farmaci capaci di modulare il GPR158.

Tuttavia, a prescindere da queste allettanti prospettive terapeutiche, la ricerca vale perché aiuta ulteriormente a smontare il pregiudizio morale sulla depressione, poiché dimostra che questa non è figlia di una debolezza di carattere, pregiudizio proprio del sentire comune, ma di complessi meccanismi biologici di cui il GPR158 è un nuovo tassello del complesso puzzle.

CR

 


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Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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