Esketammina: una nuova via per il trattamento della depressione?

La ketammina è stata sintetizzata nel 1962 e da allora si utilizza come anestetico sia in medicina che in veterinaria. È un antagonista non selettivo ad alta affinità per il recettore N-metil-D-aspartato (NMDA). In Italia è commercializzata, in forma iniettiva e solo come farmaco ospedaliero, dalla società farmaceutica Parke-Davis con il nome di Ketalar. Nell’uomo per via endovenosa e al dosaggio di 1 mg/kg, provoca analgesia e anestesia nel giro di 30 secondi. Lo stato anestetico perdura per un tempo variabile da 3 a 10 minuti. È raccomandata come farmaco induttore dell’anestesia generale nei pazienti in grave stato di shock (soprattutto nei soggetti in shock emorragico) poiché induce aumento della pressione arteriosa, della gittata cardiaca e della contrattilità miocardica. Viene spesso impiegata nel corso di manovre di sbrigliamento, in caso di medicazioni dolorose (ad esempio nei pazienti ustionati), altri interventi chirurgici superficiali e per effettuare procedure neurodiagnostiche (per esempio, una puntura lombare). L’uso della Ketammina trova indicazione anche nei soggetti con problemi respiratori, poiché incide meno di altri anestetici sui parametri della respirazione. Tuttavia, soprattutto a motivo delle allucinazioni che può causare, non è generalmente utilizzata come anestetico primario, anche se può divenire l’anestetico di scelta quando non siano disponibili affidabili apparecchiature di ventilazione. Il paziente sottoposto ad anestesia con ketammina, pur avendo un notevole grado di analgesia, non dorme come dopo somministrazione di un tiobarbiturico o altro anestetico endovenoso. Il paziente nel corso dell’anestesia può infatti vocalizzare suoni e presentare un’intensa attività onirica oltre che conservare i riflessi faringo-laringei, oculari e presentare aumento di tutte le secrezioni (salivari, lacrimali, tracheo-bronchiali).  Al risveglio il paziente recupera con gradualità l’orientamento spazio-temporale e deve essere protetto da un eccesso di stimoli che possono innescare allucinazioni.

A dosi sub-anestetiche la molecola causa allucinazioni visive e stati di dissociazione psichica nonché lieve analgesia e ha trovato perciò largo uso come sostanza stupefacente. L’effetto dissociativo riportato è conosciuto in ambito medico come “stato di emersione” o di “ingresso in un’altra realtà”, e definito in termini di dimensione trans-personale di coscienza, dissoluzione estatica dell’Io, Near-Death Experience o Out-of-Body Experience. Gli effetti sopra indicati possono essere valutati come positivi o negativi dal soggetto, sia sulla base del contenuto dell’esperienza sia sulla sua elaborazione, ma soprattutto su quelle che erano le sue aspettative relative all’assunzione. Così un’esperienza dissociativa può avvenire in quanto consapevolmente ricercata, ma anche per un errore nel dosaggio o, più in generale, per una scarsa conoscenza della sostanza. Negli ultimi anni si è diffusa nella scena dei rave-parties, dov’è stata riciclata come allucinogeno/anestetico (spesso per sedare la frenesia lasciata da altre sostanze).

All’origine si presenta come un liquido molto simile all’acqua, che viene poi riscaldato per ottenere una polvere biancastra da sniffare. Alle feste viene spacciata in entrambe le forme, e il liquido può essere anche bevuto o iniettato intramuscolo, aumentando però moltissimo il rischio di overdose.

Negli ultimi dieci anni si sono sommate evidenze sull’efficacia antidepressiva della Ketammina. Questa molecola ha un’azione antidepressiva rapida che si espleta nel giro di poche ore ma si esaurisce nel corso di pochi giorni o al più qualche settimana. Quindi questo è il limite della molecola: risultati clinici temporanei e importante profilo di collateralità. Tuttavia, i risultati delle ricerche sono incoraggianti e tali da farla ritenere un potenziale capostipite in pectore di una nuova classe di antidepressivi. Di fatto, soprattutto negli Stati Uniti, gli psichiatri hanno iniziato a prescrivere la molecola “off-label”, cioè per uno scopo diverso da quello inizialmente previsto. Infatti il suo rapido effetto è ideale per trattare gravi stati depressivi associati a ideazione suicidaria e così, sempre negli USA, sono stati aperti centri clinici dove sono effettuate, a scopo terapeutico, infusioni di ketamina per trattare gli episodio depressivi resistenti o ad alto rischio suicidario; inoltre, la Keammina pare aumentare la risposta alla terapia elettroconvulsiva e potrebbe avere anche un ruolo come anestetico elettivo nei soggetti affetti da malattia depressiva. A fronte di queste interessanti evidenze scientifiche, a frenare i necessari trials clinici finanziati dalle industrie farmaceutiche per ottenere le autorizzazioni da parte degli organismi di controllo, vi è che il brevetto della Ketammina è scaduto e quindi una sua eventuale registrazione come farmaco per la depressione non garantirebbe una appetibile resa economica a fronte degli investimenti per immetterlo su mercato. In controtendenza la Johnson & Johnson, la società farmaceutica multinazionale statunitense fondata nel 1886 che produce farmaci, apparecchiature mediche e prodotti per la cura personale e l’automedicazione, sta studiando l’efficacia della Esketammina nel trattamento dell’episodio depressivo. Semplificando molto: la Ketammina è formata da due molecole sostanzialmente speculari, mentre la Esketammina è costituita da una sola di quelle due molecole.

L’FDA (Food and Drug Administration) ha concesso la designazione di terapia fortemente innovativa (Breakthrough Therapy) per Esketamina. I trials clinici, ormai di fase 3, hanno fornito evidenze preliminari a sostegno della designazione di terapia fortemente innovativa per il disturbo depressivo maggiore con rischio imminente di suicidio. Benché non sia più protetta da brevetto, l’Esketammina offre qualche opportunità commerciale in più rispetto alla sua controparte e ciò ha permesso di finanziare la ricerca sulla sicurezza e l’efficacia della molecola che sembra sortire gli stessi risultati sulla condizione depressiva rispetto alla Ketammina, ma con minori effetti collaterali (le allucinazioni, per esempio). Johnson & Johnson sta lavorando per rendere l’Esketammina somministrabile attraverso uno spray nasale, soluzione che per l’azienda avrebbe il vantaggio di essere brevettabile e di essere più semplice da usare per i pazienti rispetto a un’iniezione. I test condotti finora hanno dato risultati promettenti e l’azienda mira a fare approvare il suo prodotto per l’impiego nei casi di depressione con imminente rischio di suicidio, e per i casi di resistenza alle tradizionali terapie antidepressive.


, , , , , ,

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

Continuando ad usae il sito accetti i termini sui cookies. info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi