Dove ci portano le «Cinquanta sfumature di grigio»?

È lecito chiederselo, considerato il grande successo editoriale che ha riscosso la trilogia scritta da E. L. James.

Allo sdoganamento definitivo della trasgressione sessuale, si potrebbe ipotizzare. Ma avevamo davvero bisogno delle «Cinquanta sfumature di grigio» al tempo del liberismo?  No, certo. Viviamo in un tempo in cui ogni tentativo di normare la sessualità, anche quello scientifico, è percepito come un atto reazionario da aborrire e respingere.

Temo, purtroppo, che le «Cinquanta sfumature» non siano che il vecchio imbellettato di nuovo, l’ennesimo autoinganno per le donne che accedono alla trasgressione attraverso l’usuale via del canovaccio dei romanzi rosa, nei quali sono la trasgressione e il trasgressore a essere addomesticati dall’amore. Dove la trasgressione sessuale continua a essere ancella dell’amore ed è solo l’esca per il trionfo di questo. È ciò è male perché la trasgressione sessuale – figlia delle nostre fantasie, a loro volta figlie delle nostre criticità emotive del passato – dovrebbe acquisire la dignità di espressione della nostra personalità che si protende verso il nostro amato per costruire con lui qualcosa di intimo ed eccitante e, quindi, speciale. La trasgressione deve alimentare l’amore e non piegarsi alle ragioni d’amore. Insomma un romanzo fortemente diseducativo dove viene perpetrato il crimine intellettuale della banalizzazione della trasgressione sessuale.

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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