Consumo estremo di alcolici e fuga da sé

Negli ultimi anni le forme di consumo di alcolici e sostanze sono cambiate, in particolare tra i più giovani. Seguendo lo schema “meno spesso, ma in maggiore quantità”, nei fine settimana si beve senza sosta mentre si è relativamente sobri nel resto del tempo.

Per i ragazzi l’uso dell’alcol non ha più il significato della ricerca di ebbrezza, leggerezza ed euforia. La motivazione profonda che sostiene oggi la ricerca dello “sballo” si piega al bisogno di congedarsi da sé: disfarsi della propria persona e non possedere più ricordi di ciò che si è fatto. Bere senza limiti, non più per raggiungere l’ebbrezza, ma per accedere quanto prima all’oblio, abdicando a se stessi.

Non è una questione di sensazioni da provare per sentirsi di esistere: è un tentativo di fuga fuori di sé. È uno scudo contro la sofferenza, una tecnica di sopravvivenza atta a difendere l’adolescente dalle fatiche di sostenere il proprio personaggio. Insomma, una volontà di cancellazione, se pur temporanea, a fronte dell’obbligo di individualità.

Il compito di essere un individuo è arduo, non basta più nascere e crescere, è ormai indispensabile costruire se stessi in continuo. Non è da tutti, e dovremmo cominciare a capirlo piuttosto che guardare attoniti schiere di adolescenti che organizzano il ritiro parziale, ma qualche volta assoluto, dalle responsabilità insite nell’essere se stessi all’interno delle trame sociali.

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

Continuando ad usae il sito accetti i termini sui cookies. info

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi