A proposito dell’omicidio di Nadia Pulvirenti

«Una decina di coltellate per uccidere Nadia: “Ma io non ricordo nulla”
Primo interrogatorio per Abderrahaim El Moukhtari, il marocchino di 54 anni (ospite della Cascina Clarabella di Iseo) che avrebbe ucciso la giovane Nadia Pulvirenti con una decina di coltellate».

Lei, la vittima, era una TRP, l’acronimo di tecnico della riabilitazione psichiatrica, giovane e appassionata del suo lavoro; lui, l’assassino, un marocchino di mezza età, verosimilmente paranoide. La dinamica e le motivazioni debbono essere ancora chiarite, ma quello che è certo che è un altro professionista delle cure psichiatriche è caduto.

Perché? Per caso? Per incompetenza? Perché può succedere? Forse, ma una cosa va detta, e riguarda la politica, i denari e la psichiatria. È in atto una deriva pericolosa, poco discussa o peggio tacitamente accettata, che premia l’inserimento di pazienti, anche critici e potenzialmente pericolosi, in contesti dove l’intensità delle cure e dei controlli è più contenuta e quindi meno costosa. Il taglio alle spese è la prassi in voga in questo tempo di ristrettezze, ma attuata nei contesti sanitari a rischio, come quello psichiatrico, produce fatalmente vittime e qualche volta drammi, come quello di Nadia per la quale la follia del gesto e solo l’ultimo dramatico anello di una catena di responsabilità e connivenze.

CR

Qui l’articolo da cui è nata la riflessione

Carlo Rosso

Medico, specialista in psichiatria, psicoterapeuta, sessuologo. Da anni studia e cura i disturbi dello spettro depressivo, bipolare panico/fobico, oltre ai disturbi d'ansia e alle disfunzioni del comportamento sessuale.

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